Omaggio a Gigi Proietti

Omaggio a Gigi Proietti

L’attore, autore e regista Stefano De Stefani porge a Gigi Proietti il suo saluto… e quello di Radio 21 aprile Web.

Chi non l’ha ricordato, pianto, omaggiato in questi sette giorni da quando

Gigi Proietti

è andato via?

Come dice l’amico Stefano De Stefani, e non solo, il Maestro

(così era chiamato a Roma Gigi Proietti)

è stato e rimarrà uno dei simboli della romanità.

Era il 21 aprile di questo 2020 quando su Rainews24, Gigi Proietti ci disse:

Gigi Proietti

“Iersera, nun lo so perché (succede) m’è venuto da dì Roma è ‘na sintesi. E lo dicevo in tutta bonafede, nun lo coprivo entro a ‘na parentesi. ‘Roma è bella ar passato e ner presente!’, m’è parso ovvio e pure un po’ banale. È ‘na bella città sì, veramente ma se te viene in mente Corviale….
Sintesi allora delle zozzerie dei monumenti, de le coruzioni delle sincerità, delle buscie.
Certo sì, ce stà er bello e ce stà er brutto.
Ma allora Roma è sintesi de che?’
A coso… Roma è sintesi de tutto“.

Stefano De Stefani è un autore, attore, regista. Vive e lavora a Roma ed è un caro amico di Radio 21 aprile Web, cui regala, periodicamente, alcuni sonetti dei grandi poeti romaneschi.

I due sonetti letti da Stefano De Stefani sono raccolti nel

libro di Gigi Proietti

intitolato Il Decamerino e disponibile su Amazon anche in versione e-book.

Ecco i testi.

«Roma è bbella.»

Ricordi, Giovacchino Quando potemio di’ senza imbarazzo ’Sta frase?

E se moveva er Ponentino, Mentre a noi, nun ciannava de fa ’n cazzo?

«È bella, sì, ma fa’ finta de gnente Respirala co’ l’occhi, piano piano

Eppoi coll’artri fa’ l’indifferente.

Si cchiedono com’è, tu fa’ l’indiano.

Dije così: Com’è questa città? Mah… signore… che vole che je dica… Se lo scopra da lei. Io ciò da fa.

Dije che ciai da fa’, ma che tte frega?

Si te metti a vantà la Roma antica Verranno tutti qui pe’ ffa’ bottega. «Famo finta che er traffico è ar collasso

Dimo che qui se campa proprio male

Li servizi so’ pessimi, che è basso Er tasso de la vita curturale.

Dimo che nun c’è manco l’Auditorio

Che presto ce saranno li cantieri

E che se bloccherà tutto er Cibborio.

E che domani sarà peggio de ieri.»

Così dicevi allora, in quell’incanto Ner Cinquanta, e ce stava l’Ottobbrata. Ricordi? Rintoccava l’Anno Santo.

Eri profeta, dorce Giovacchino.

Però ’na cosa nun l’hai ’ndovinata: Che non esiste più, quer Ponentino!

Gigi Proietti, Il Decamerino

e

Viva il teatro dove tutto è FINTO Ma niente c’è di FARSO, questo è VERO. E tu lo sai da prima se s’è tinto Otello er Moro, oppuramente è NERO. Nessun attore VERO vo’ fa’ crede, Sottolineanno qualche intonazione, Ch’è tutto VERO quello che se vede.
Lui VOLE fa’ sapè ch’è ’na FINZIONE. SE je tocca morì sopra le scene, È VERO che nun more VERAMENTE. Sennò che morirebbe così bene? Capischi sì com’è? Famme er piacere, Si morisse sul serio, è evidente, Nun potrebbe morì tutte le sere.

Gigi Proietti, il Decamerino

Ascolta l’audioepisodio a questo link

giovannavernarecci

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