Primo incontro con HTML

Primo incontro con HTML

Cosa accade al primo incontro con HTML, acronimo per HyperText Markup Language?

HTML è l’acronimo per HyperText Markup Language, ossia “linguaggio a marcatori per ipertesti”. Così mormora sussiegosa Wikipedia, prima di dichiarare che (non vi è chi non veda che) si tratta di un “linguaggio di markup”.

Ah, beh.

In realtà continui a non capire neppure da che parte sei girata e quindi, resistendo alla voglia di chiudere la finestra elettronica ed andare a piangere sul terrazzo, vai più sotto e lì scopri che: “il linguaggio HTML, o la sua variante XHTML, ha come scopo quello di gestire i contenuti associandone o specificandone allo stesso tempo la struttura grafica (layout) all’interno della pagina web da realizzare grazie all’utilizzo di tag diversi. Ogni tag (ad esempio <h1> o <p>) specifica un diverso ruolo dei contenuti che esso contrassegna (quindi il tag <h1> definirà un’importanza maggiore del tag <p>). La formattazione consiste nell’inserimento nel testo di marcatori o etichette, detti tag, che descrivono caratteristiche come la funzione, il colore, le dimensioni, la posizione relativa all’interno della pagina. I browser che leggono il codice mostrano all’utente formattazioni predefinite per ogni tag che incontrano (così ad esempio i contenuti marcati con il tag <h1> avranno carattere 18pt e i contenuti marcati da <p> avranno carattere 12pt). Tuttavia questa formattazione è completamente sotto il controllo dell’utente, che può modificarla nelle Impostazioni del suo browser”.

Ora è più chiaro, no?

Ok, allora ti dici, per rassicurarti: è il tuo primo incontro con HTML e poi forse non serve sapere come funziona, l’importante è farlo funzionare (un po’ come con l’auto: altro è saperla guidare, altro è capire perché).

In ogni caso non c’è storia: questo HTML devi imparare a gestirlo, concludi.

Scopri che con il tasto destro del mouse puoi “ispezionare l’elemento” e così vedere come sotto i tuoi occhi la tua fatica di espressione si trasforma in una simpatica pagina sulla quale sembra abbia passeggiato uno stormo di uccellini, che l’hanno timbrata con le loro zampette.

Niente paura, è l’inizio, ti dici.

Ma una settimana dopo quel tuo fatidico primo incontro con HTML sei ancora lì; e ci sono anche gli uccelletti, che geroglificano la tua pagina e la rendono incomprensibile, per te, peggio che la scrittura tailandese.

Ma perché vuoi impararlo?!?” esclamano, con una venatura di disperato sbalordimento, i figli non biologici che studiavano Leopardi a casa tua ed ora sono diventati ingegneri.

Sì, potrebbe essere utile” sentenzia il figlio biologico che era loro compagno di scuola al liceo ed ora è diventato architetto. Certo, lui è sempre stato un perfezionista, e, soprattutto, sta in Svizzera e quindi è al riparo dalle tue eventuali richieste di spiegazioni.  

Così, per non disturbare troppo e per un po’ di orgoglio da tardona,

eccoti di nuovo su internet: tutorial, corsi brevi, indicazioni di libri…

Dopo un’altra settimana passata a perderti tra tag, numeri, segni

che un tempo non erano astrusi (ma volevano dire un’altra cosa: > maggiore e < minore, per esempio) ma ora sono come brutte macchie su un foglio che non riesce ad andare oltre la terza riga del quaderno del blog (che sarà anche bello, ma ormai cominci ad odiarlo)

orgogliosamente puoi annunciare a ingegneri architetti teologi e chi più ne ha più ne metta, che hai imparato a fargli capire qual è il titolo e qual è il paragrafo (ossia di che dimensione deve essere il carattere con cui scrive quel che tu gli dici).

Non solo non è molto; il problema è che tanto più in là, non si va.

Le spiegazioni che trovi su internet riguardano sempre qualcosa che hai già capito, o qualcosa che potrai capire solo dopo aver risolto esattamente il problema per cui le stai consultando.

I libri, sono noiosissimi. E poi, di giorno devi anche lavorare, ovviamente!

E la sera in compagnia di HTML (ossia HyperText Markup Language…) assomiglia sempre di più ad una notte con un film sui Vampiri, di quelli che non ti piacciono, però.

Mentre lotti contro una sensazione semidepressa a metà tra il bruciore della sconfitta e il ma chi se ne frega, la figlia femmina – nella quale hai cominciato a sospettare una certa conoscenza del tema tenuta nascosta, così non le chiedi – lascia cadere un distratto “Mi sembra che su WordPress HTML non serva…”.

Sentendoti un soldato che sta per disertare vai a vedere e, sì, è così!

Così ti prepari alla nuova tappa: zero a zero e palla al centro, ma non provi alcun senso di colpa, anzi è gioioso senso di soddisfatta liberazione che accogli la fulminea visione di Salvatore Aranzulla che sogghigna benevolo: “Se mi avessi letto prima…”.

Poi, archivi tutti i tuoi appunti su HTML diventati inutili: come dopo la maturità, quelli per tradurre Tacito.

giovannavernarecci

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