San Paolo fuori le mura

San Paolo fuori le mura

    Una passeggiata con Radio 21 aprile Web a San Paolo fuori le mura: l’interno, il chiostro e l’area archeologica! E due parole su Paolo di Tarso

    Per quanto ci sia una fermata della metro B dedicata, che vi consiglio di usare se andate a visitare la

    Basilica di San Paolo fuori le mura

    io ci sono arrivata a piedi provenendo da Tor Marancia.

    Forse per questo, la prima impressione che ho avuto – e che poi mi è rimasta nel tempo in cui mi sono fermata lì – è stata quella di una vera e propria pausa.

    Avevo visto colori per tutta la mattina e qui invece – a parte il timpano con le sue figure colorate – tutto sembra oro, argento e bianco.

    A partire dalla

    torre campanaria

    per proseguire con il

    quadriportico,

    il cui perimetro ho percorso interamente perché avevo sbagliato punto di arrivo, per proseguire anche al suo

    interno

    che

    Goethe

    descrisse così:

    «…un edificio d’imponenti e belle proporzioni perché raggruppa antichi, pregevolissimi resti. L’ingresso in questa chiesa produce un effetto solenne: possenti file di colonne sorreggono grandi pareti affrescate, chiuse in alto dall’intreccio ligneo del tetto; dimodoché il nostro occhio mal avvezzo riceve a tutta prima quasi l’impressione d’un granaio, benché l’assieme, se nelle festività l’architrave fosse rivestito di tappeti, produrrebbe una visione incomparabile».

    Qui troviamo il

    ciborio di Arnolfo di Cambio

    ciborio in san Paolo fuori le mura

    databile intorno al 1285, che rimase miracolosamente illeso nell’incendio del 1823.

    Infatti la basilica di

    San Paolo fuori le mura

    rimase veramente stravolta da quel terribile incendio, che rese necessaria la sua riedificazione…

    là, dove Costantino I aveva fatto edificare una prima basilica (ca. 324), che i papi della fine del 300, Gregorio I nel 600 e Clemente VIII alla fine del 1500 avevano ingrandito ed abbellito.

    Nella Basilica di

    San Paolo fuori le mura

    troviamo l’arco di

    Galla Placidia

    (del 400), il transetto e l’abside con i

    mosaici del 1200

    ,l’altare della conversione di Paolo e, all’entrata, la

    porta bizantina del secolo XI

    una delle quattro porte sante aperte in occasione dei giubilei.

    Molto bello è anche il

    Chiostro

    ricco di mosaici, sarcofagi, reperti antichi inseriti nelle sue mura. Il chiostro, che è quello di un’abbazia benedettina del 1600 e che si è miracolosamente salvato dall’incendio del 1823, è limitrofo all’

    orto monastico

    visitabile solo in particolari occasioni (una è stata quella delle Giornate del Fai dello scorso ottobre 2020)

    E ora, uno sguardo alla vita di

    Paolo di Tarso

    cui la basilica di

    San Paolo fuori le Mura

    è intitolata.

    Paolo di Tarso era

    nato in Turchia

    in una famiglia di stretta osservanza giudaica, ed infatti apparteneva ai

    Farisei

    che erano gli studiosi della legge più – diciamo così – progressisti.

    Il nome che gli venne dato alla nascita era quello di Saulo e come lui stesso dice nelle sue lettere aveva dedicato la prima parte della propria vita a perseguitare i Cristiani.

    Le informazioni che abbiamo su di lui provengono dagli atti degli apostoli e dalle sue lettere, oltre che dalla tradizione successivamente formatasi tra i cristiani.

    Nella Scrittura, di

    Paolo

    sappiamo che dopo la conversione e dopo aver cambiato nome si dedicò alla predicazione del cristianesimo a quelli che erano chiamati “pagani”, cioè ai non ebrei.

    Girò tutta l’Asia Minore fondando chiese e mantenendo i rapporti con le sue lettere, finché, avendo raccolto del danaro per la chiesa cristiana di Gerusalemme non vi si recò…

    e venne arrestato, su richiesta dei sacerdoti del Tempio, con l’accusa di fomentare disordini.

    Un po’ come era successo a Gesù e a Giovanni Battista.

    Venne trasportato per il processo a Cesarea e durante il processo decise di utilizzare una prerogativa che gli spettava in quanto cittadino romano, e quindi di chiedere di essere giudicato dall’Imperatore a Roma.

    “A Cesare ti sei appellato e da Cesare andrai”

    così gli rispose il funzionario di Cesarea, e Paolo iniziò il suo viaggio per mare verso Roma, dovendo affrontare anche un

    naufragio

    nei pressi dell’isola di Malta, dove infatti si trova la Baia di San Paolo.

    Arrivato a Roma gli venne concesso, come succedeva spesso in questi casi, di scegliere un’abitazione intanto che attendeva il processo e la tradizione dice che andò ad abitare in quello che ora è il rione Regola, dove non a caso si trova la chiesa a lui dedicata.

    Durante il periodo della prigionia continuò a predicare e probabilmente scrisse il suo testamento spirituale che è la lettera ai Romani.

    Le Scritture non ci dicono niente di più; la tradizione invece vuole che il suo progetto di andare in Spagna sia stato troncato dalla morte durante le persecuzioni.

    Come cittadino romano aveva diritto alla morte per decapitazione e l’Abbazia delle Tre Fontane sorge dove il martirio sarebbe avvenuto.

    La sua sepoltura invece, fin dal I Secolo d.C. è stata collocata nel luogo dove ora sorge

    San Paolo fuori le mura

    e su una zona dove, a cavallo tra il II secolo a.C. e il I d.C. si trovava un vasto cimitero all’aria aperta, cioè privo di mausolei ed edifici funebri.

    Questa zona infatti era comunque una zona di transito, perché qui c’era un porto fluviale e i resti delle costruzioni antiche che si sono susseguite nel tempo qui si possono vedere nella

    area archeologica

    scoperta a

    S.Paolo fuori le mura

    poco più di 20 anni fa.

    Se volete ascoltare l’audiopuntata, questo è il link:

    https://www.spreaker.com/episode/41826010

    Alla prossima!

    giovannavernarecci

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