Attraverso Villa Borghese

Attraverso Villa Borghese

Caldo fotonico in questo inizio di settembre, ma ormai ho deciso: da Piazza del Popolo, dove mi trovo, raggiungerò la mia destinazione in Piazza dell’Indipendenza passando per Villa Borghese.

Il verde pieno che la grande entrata promette, d’altronde, mi fa sperare che la bottiglietta d’acqua che ho riempito prima di partire da casa sarà sufficiente…

Così,

il “Parco di Culture”,

come lo chiama la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma, accompagna il mio tragitto accogliendomi con i suoi fiori e i suoi sentieri.

Fu il nipote di Paolo V, papa nato Camillo Borghese, che agli inizi del 1600 volle la costruzione di una villa degna del prestigio della sua casata e per garantirle fontane sempre zampillanti la fece collegare all’Aquedotto dell’Acqua Felice.

Laghetto Villa Borghese

Entrando da Piazzale Flaminio mi ritrovo subito al laghetto artificiale con il

Tempietto del 1700, dedicato ad Esculapio

e le barchette dei turisti che lo solcano come fosse l’Atlantico.

Il mio appuntamento tra meno di un’ora mi impedisce di fermarmi per un

caffé all’aperto alla Casina del Lago

e tanto più di usare la mia Mic Card per dare un’occhiata alla Mostra “Frank Holliday in Rome” nel

Museo Carlo Bilotti

proprio di fronte al bar… Ma mi riprometto di tornare presto.

E intanto, consulto internet: per scoprire che Frank Holliday è un pittore americano che vive a New York dove è diventato famoso negli anni 70 e 80 del 1900.

Wikipedia in inglese mi avverte che Holliday fa parte del “vivaio” di artisti del Club 57, storico locale dell’East Village…

Così mi ritrovo, di colpo e solo per qualche minuto, in un’atmosfera un pò trasgressiva che mi attrae e contemporaneamente mi respinge – perché so di non sapere davvero nulla di tutto quel fermento.

Motivo di più per ritornare,

e magari scoprire qualcosa anche di Carlo Bilotti cui è dedicato il museo, mi dico.

Così, riprendo il mio passaggio attraverso Villa Borghese, lasciando che la sua serenità si riappropri della mia fantasia accesa dal pensiero dell’East Village.

Proseguendo nel parco di Villa Borghese

incontro Goethe…

… e poi, affacciato sul muro come il mio gatto quando osserva il cane dall’alto del frigorifero, un leone non eccessivamente minaccioso

Ormai devo lasciare le piazze alberate: davanti a me si apre la

Porta Pinciana
Porta Pinciana

che devo fotografare mille volte per riuscire a liberare l’immagine dalle auto che passano allegramente, come dovevano passarci i carri di sale nel 403, quando Onorio imperatore decise di fare allargare il pertugio che, nelle Mura Aureliane, era servito da stretto accesso per le guardie di ronda.

Poi, continuando a seguire il percorso del Muro Torto,

arrivo al grande monumento dedicato ai Bersaglieri, ormai sulla Nomentana.

E finalmente , lasciato alle spalle il monumento, alla mia sinistra esce dai libri di scuola dove risultava sempre velata da un rosso fumo di guerra e braccia e visi di soldati in battaglia, lei:

Porta Pia
Porta Pia

anche se la breccia che ha reso lei famosa, l’Italia una speranza più fondata, e Roma la sua capitale, fu aperta dai Bersaglieri di Vittorio Emanuele II a qualche decina di metri di distanza.

Ormai mancano dieci minuti scarsi alla mia destinazione, Piazza dell’Indipendenza.

Studio il navigatore e decido di continuare la mia strada passando per via XX Settembre e via Goito – per non perdere l’eco della fanfara dei Bersaglieri e delle voci di coloro che furon capaci di combattere per un ideale, fino a raggiungerlo.

giovannavernarecci

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