Il Ninfeo di Alessandro Severo

Il Ninfeo di Alessandro Severo

Il Ninfeo di Alessandro Severo in Piazza Vittorio Emanuele, la Porta magica e i Trofei di Mario (che non ci sono)

Dopo un viaggio in Metro che mi ha visto perdermi un paio di volte, arrivo in piazza Vittorio (Emanuele) un sabato caldo di luglio.

La piazza (siamo all’Esquilino) ha sicuramente visto tempi migliori – anche se, come è disegnata ora, ha solo duecento anni o giù di lì.

Sulla ringhiera della fermata del bus,

come uccelli che si prendono una pausa nel mezzo di un lungo viaggio,

stanno seduti uomini che sembrano i lavoratori a chiamata che, prima dell’avvento del Job on Call, pareva fossero stati rinchiusi nei libri di storia.

Ma non stanno aspettando qualcuno che li chiami – sono le quattro di sabato pomeriggio. E forse non stanno aspettando neppure l’autobus.

Forse quella ringhiera è solo un posto per riunirsi, e far due chiacchiere – come nelle piazze si faceva, fino a non tantissimo tempo fà.

Piazza Vittorio Emanuele Ninfeo di Alessandro Severo Trofei di Mario Porta Magica Porta Alchemica
Mentre provo a immaginarmela, la piazza,

alla fine del milleottocento – nuova con il suo porticato splendente dello stile umbertino,

vedo un uomo avanzare, a testa bassa, verso il lato opposto della piazza.

Lo vedo male, perché è in controluce.

Trascina un sacco; lo porta fino a un punto ben preciso, che io non riesco a distinguere nel prato spelacchiato che ormai circonda me e lui.

L’uomo rovescia in quella che deve essere una buca profonda il contenuto del sacco, ed allora io mi ricordo.

E capisco che siamo – lui che non mi guarda e non mi vede, ed io che lo osservo – nel campo incolto dove, prima dell’impero, stavano i Puticoli,

appunto pozzi stretti e profondi usati per seppellire spazzatura (già allora!!), e non solo.

L’uomo finisce il suo lavoro, si allontana.

Come se gli desse il cambio, dall’angolo dove la piazza oggi finisce verso via dello Statuto, si avvicina un altro uomo, ben vestito, cordiale.

E’ Mecenate, l’etrusco fu amico e consigliere di Ottaviano Augusto.

Così amico, che lo convinse a bonificare proprio questa zona – e vi edificò la sua villa bellissima tra le altre – eleganti, meravigliose.

Mi sorride, indicandomi con il gesto di una mano il centro della piazza.

Sembra che voglia spingermi a dimenticare che proprio lì, prima del suo intervento di bonifica, c’era stato un vero e proprio cimitero…

con tanto di fossa comune in cui furono seppelliti più di 20.000 corpi

E così, alzando gli occhi oltre la rete verde che di solito nasconde i siti che sono oggetto di lavori di restauro, lo vedo:

quel che resta del Ninfeo di Alessandro Severo.

E’ una “monumentale struttura laterizia” che si trova lì dal 226 dopo Cristo: da quando cioè Alessandro Severo imperatore la fece costruire – e gli dovette piacere davvero molto, visto che ne fece mettere il ritratto in una moneta.

In questo ninfeo di Alessandro Severo, di cui ancora si intravedono le nicchie e le colonne, l’acqua, in mostra, scorreva a partire da una vasca posta al terzo piano.

Doveva sembrare una specie di sorgente incatenata dalle forti mura della struttura; e se riesci ad immaginarti il silenzio intorno a te, ancora oggi puoi sentire il suono del flusso continuo proveniente, probabilmente, dall’acquedotto Claudio.

Piazza Vittorio Emanuele Ninfeo di Alessandro Severo Trofei di Mario Porta Magica Porta Alchemica

Nel giardino nascosto dalla rete verde dei lavori in corso riesco ad intravedere le due strane figure bianche che fanno da guardiani ad una piccola porta cieca.

E’ la Porta Magica, o Alchemica,

voluta nella seconda metà del ’600 dal Marchese di Pietraforte, Massimiliano Savelli Palombara.

 

Non si capisce se è più strana lei, la cornice piena di iscrizioni in lingue antiche e di strani simboli, o se era più strano il suo ideatore, nobiluomo amante dell’esoterismo che l’aveva fatta costruire per la sua villa vicino a via Merulana.

E i due guardiani, messi al posto dove si trovano ora alla fine del milleottocento, sono in realtà un solo essere fatato, un dio egizio che fino al suo trasloco aveva abitato, nella sua duplice specie, i giardini del Quirinale.

Per inciso:

le due statue NON sono i Trofei di Mario,

nome con cui il Ninfeo di Alessandro veniva chiamato nel Medioevo.

Le due statue chiamate così hanno traslocato ormai da tempo per la balaustrata del Campidoglio, dove continuano ovviamente ad essere chiamati così …

… anche se sembra che l’attribuzione a Caio Mario della vittoria che li fece nascere sia una fake news.

Piazza Vittorio Emanuele Ninfeo di Alessandro Severo Trofei di Mario Porta Magica Porta Alchemica

Così, eccomi qui a guardare dai buchi nella rete verde il mistero dell’Esquilino, pieno di porte della memoria – che se le attraversi, chissà che cos’altro ci trovi…

giovannavernarecci

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