La Basilica onoriana di sant’Agnese

La Basilica onoriana di sant’Agnese

Mezz’ora tra le colonne di marmo colorato, i loro bellissimi capitelli, sotto la luce dorata dei mosaici che raffigurano Onorio, Simmaco, e Sant’Agnese

Non parla molto – almeno a me – questa basilica intitolata a Sant’Agnese e voluta nel 600 da Onorio I “settantesimo Papa di Roma”:

Basilica onoriana Sant'Agnese fuori le Mura

forse perché sovrastata dalle storie del Mausoleo di Costanza, e dalla presenze piene di suggestioni delle catacombe (anch’esse) di sant’Agnese e dei resti misteriosi della Basilica cimiteriale di epoca costantiniana.

basilica cimiteriale Sant'Agnese fuori le mura

Ci entro e mi siedo sulle panche in fondo, le mie preferite; e lascio che lo sguardo si arrampichi sulle

colonne colorate,

portate via all’epoca della costruzione ad altri edifici romani andati in rovina, e forse anche da quella che era stata la Basilica voluta da Costantina, poi detta Costanza, figlia di Costantino.

I capitelli che le ornano sono bellissimi,
Basilica onoriana Sant'Agnese fuori le Mura

e le sedici colonne trasportano l’attenzione dall’entrata verso l’abside, purtroppo nascosta in parte dal ciborio: il baldacchino in marmo del 1600.

Bello, ovviamente: ma ingombrante.  

Superato l’ostacolo, ecco che proprio dall’abside lasciano cadere su di me il loro sguardo,

con quell’aria un po’ indifferente dei mosaici di stile bizantino,

il papa Onorio – con in mano un bel modellino della chiesa stessa, tanto per far capire chi l’ha voluta, quella costruzione fatta così;

il papa Simmaco – che forse aveva fatto costruire una piccola prima basilica quando quella costantiniana era caduta in disuso, ed ovviamente

Agnese,

la fanciulla che la tradizione vuole morta martire, per non avere accettato le attenzioni di un pagano ed essere stata quindi da costui prima esposta allo Stadio di Domiziano come una prostituta, poi data alle fiamme, infine fatta uccidere di spada.

Il femminicidio, con le sue motivazioni logore eppure sempre attuali, viene dunque illuminato, in questo caso, dalla luce della testimonianza cristiana. Sotto i piedi della grande figura appoggiata su un enorme cielo dorato stanno i segni di quello strano martirio: le fiamme e la lama.

Una curiosa tradizione legata a questa chiesa di Sant’Agnese è quella del 21 gennaio: quando

due agnellini bianchissimi

vengono donati al papa e poi portati in Santa Cecilia in Trastevere per essere affidati alle monache che, almeno un tempo, ne avrebbero usato la lana per tessere le stole bianche con croce nera chiamati palli.

Onorio I, il papa restauratore,

era ricco, si dice proveniente da una famiglia di origine senatoriale di Ceprano.

I lavori in Sant’Agnese fuori le mura li pagò tutti in proprio, forse per potere coltivare indisturbato la sua foga di restauratore di molte chiese – S.Pietro una di esse.

Come cinquant’anni prima era stato fatto per San Lorenzo fuori le Mura, anche qui la scelta architettonica fu ingegnosa:

per non spostare la reliquia del corpo di Agnese

(allora ancora completo della testa, che sarebbe stata sposta a Sant’Agnese in Agone, sul luogo della sua morte solo nel IX secolo)

la basilica fu costruita semi interrata,

in modo che il pavimento fosse all’altezza della tomba oggetto di venerazione.

Per arrivare dalla via Nomentana bisognava scendere uno

scalone,
Scalone basilica di Sant'Agnese

appositamente realizzato, che oggi raccoglie, sulle sue pareti, numerose testimonianze dei reperti trovati nel complesso monumentale.

Solo questo però, è quel che rimane della basilica che Onorio porta in mano avvicinandosi ad Agnese:

l’interno della chiesa fu infatti più volte rimaneggiato e ri-adornato, fino alla metà del 1800, quando il papa Pio IX vi fece realizzare nuove pitture.

Quando esco, mi fermo a guardare la grande statua moderna che apre all’interno della chiesa una cappella dedicata alla Riconciliazione:

ai lati della scultura si aprono tre piccolissime stanzette con una sedia che invita a sedersi e a usare della penombra e del silenzio per potere continuare a pensare.

Una bella idea, che mi rimane come il ricordo più suggestivo di questa brevissima visita.

giovannavernarecci

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