La Sedia del Diavolo

La Sedia del Diavolo

Non è mai stata la Sedia del Diavolo la tomba del II secolo che fu (forse) quell’Elio Callist(i)o cui oggi è dedicata la piazza nel “Quartiere” Africano.

Lo trovo il pomeriggio di una domenica calda di luglio, cercandolo con Google Maps dopo avere vistato una prima volta il Quartiere Coppedè.

Ci fossi andata in metro, lo avrei trovato a neanche cinquecento metri da Libia, quinta fermata dopo Termini in direzione Jonio, sulla buia Metro B.

Giusto il Diavolo, che immaginiamo avvezzo ad ambienti decisamente inospiti e malagevoli, poteva pensare di andarcisi a sedere, comunque.

Perché questa Sedia del Diavolo è quanto di più austeramente duro ci si può immaginare, almeno se guardi solo il monumento per come è fatto.

Una specie di parallelepipedo in laterizio,

che neppure i capitelli appesi sul fantasma delle colonne riescono, apparentemente, a rallegrare.

Fin dal II secolo dopo Cristo, d’altronde, ossia quando nacque, la sua finalità era quella di essere severo:

era una tomba a tempio

quella che oggi chiamiamo Sedia del Diavolo

… due piani di archi, nicchie, pavimento in marmo bianco… tutto molto elegante,

… però era, comunque la casa di un morto – e della sua famiglia.

Si ergeva su una collina in mezzo ai campi e forse era un pò antipatico.

La grandezza delle tombe aveva un grande rilievo nella Roma imperiale, ed averne una grande voleva dire che in vita eri stato ricco, anche se non necessariamente famoso

… (pensate a Cestio che si conosce solo per la sua piramide… ma quella è un’altra storia)…

Quindi in fondo il diavolo ce l’aveva messo lo zampino:

solleticando la vanità di quel liberto di Adriano che si fece costruire il Mausoleo.

Ma dato che, come noto, il Diavolo fa le pentole – ma non i coperchi…

tanta meraviglia andò miseramente degradando, e nella Roma medievale la “Sedia” prese questo nome perché – con molta fantasia – la forma del suo interno dopo i crolli dell’esterno può sembrare una poltrona con due braccioli…

… l’attribuzione a Satana, invece, è da ascriversi probabilmente al fatto che il luogo serviva da ricetto a gente di dubbia onorabilità, che al suo interno accendeva fuochi –

quei fuochi che gli spaventati visitatori occasionali riconoscevano come il segno, appunto, del Diavolo.

L’idea era così radicata che la piazza si chiamò, appunto “piazza del Diavolo” fino a quando, negli anni 50 del Novecento, il Comune di Roma non decise di cominciare il recupero del monumento

e lo fece cambiandone il nome in

Piazza Elio Callisto

perché cosi era chiamato lo schiavo liberato da Adriano che ne aveva fatto la sua tomba.

Peccato che il nome del liberto fosse Elio Callistio, con la i; e che poi non sia neppure così sicuro che il primo proprietario della tomba sia stato proprio lui…

Una piccola vendetta del Diavolo, certo.

Ma l’ultima.

Perchè oggi, il Mausoleo ha perso la sua superbia, e se ne sta – sornione e riscattato – in mezzo a palazzi ben più alti di lui.

E se solo si volesse investire qualcosa nel suo restauro…

sarebbe più facile vedere che sorride agli amici palazzi dell’Africano che sono venuti a fargli compagnia, togliendolo da ogni imbarazzo di splendido isolamento.

giovannavernarecci

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