Ovidio, Augusto…e l’ablativo

Ovidio, Augusto…e l’ablativo

Perché Ovidio scrisse “Quid melius Roma?” in una lettera all’imperatore Augusto? Perché non scrisse “Quid melius Romae”? Dove era quando lo scrisse? Cosa avvenne tra Ovidio e Augusto? (continua…)

“Quid melius Roma?”

Devo riconoscere che quando ho scelto questa frase come motto per il mio progetto, non pensavo certo che mi sarei trovata – bonariamente – costretta ad approfondire come, perché e con quali regole grammaticali, la scrisse il suo vero autore, ossia Publio Ovidio Nasone.

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Tuttavia, queste

perchè “Quid melius Roma?”

e

“perché Ovidio scrisse queste parole?”

sono le prime, e più frequenti, domande che mi vengono rivolte.

Così, provo a rispondere.

“Quid melius Roma?” significa, come credo sia facile immaginare: “cosa c’è meglio di Roma?”

E allora, mi viene chiesto, perché la frase non è Quid melius Romae, ossia con il nome al genitivo? (chi non ricorda rosa rosae…?)

E qui, scusatemi, ma una parentesi – un pò lunga – ci vuole…

Il mio prof di latino e greco al liceo, il prof. Mario Vattione, se non fosse dovuto andare nella stanza a fianco ormai da tempo, vi potrebbe confermare che nelle sue materie non ero propriamente un drago.

Certo allora (ma forse anche oggi)

fare il classico

voleva dire immergersi nelle cosiddette lingue morte (che orrore! le usiamo continuamente, altro che morte!) praticamente tutto il tempo tranne quello in cui si dormiva.

Che era pochino perché spesso per finire i compiti si arrivava decisamente al dopo cena.

Forse per via di quella full immersion, allora qualcosa alla fine ci capivo anche io – almeno quanto bastava per non dovere fare gli esami di riparazione a settembre.

Anche se ricordo ancora come se fosse adesso quando Mario Vattione,

(sempre con la cravatta, talvolta addirittura papillon, e vestito di un grigio allegro che a me ricordava – chissà perché – l’eleganza di Glenn Miller sulle copertine dei 33 giri di mio padre)

il prof. Mario Vattione al pranzo prima della maturità (grazie ai miei compagni di classe che hanno tenuto questa foto)

mi indicava con l’indice e mi minacciava: “Vevnarecci, oggi ti meviti un bel qvattro bello!!!”

La scena si ripeteva spesso anche con quasi tutti i miei compagni e le mie compagne.

Poi, non lo dava quasi mai, il qvattro bello (aveva una erre moscia incredibile, che dava il meglio di sé quando durante le lezioni di “Autori” ci parlava dei “tvimetvi giambici“, scazonti – ossia zoppicanti – per di più).

Ma insomma, lui e gli insegnanti che lo avevano preceduto quando eravamo al ginnasio, un pò di grammatica ce l’avevano ficcata in testa.

La lunga premessa per giustificare una spero piccola pedanteria – la dico veloce così forse mi perdonate.

Il mio motto (e prima ancora la frase di Ovidio) è “Quid melius Rom-a?” e non “Quid melius Rom-ae“, perché melius regge l’ablativo, quando la frase non comprende un termine di paragone.

Sono nel dire ciò confortata, oltre che da fumosi ricordi di più quarant’anni fà, dal fatto che Ovidio, che sicuramente parlava un buon latino, così termina la frase: Scythico frigore quid peius?

Ossia: cosa c’è peggio del freddo di Scizia? perché anche peius regge, in assenza di termine di paragone, l’ablativo: scythic-o, e frigor-e, appunto.

La statua di Ovidio a Sulmona
Ovidio, la sua statua nella natia Sulmona

Risolto – spero – il primo dubbio, provo a soddisfare la curiosità sull’autore del “mio” motto.

Ovidio non era a Roma,

quando scrisse queste parole,

ma a Tomi in Scizia – oggi Costanza in Romania.

Non è che ci fosse andato per prendersi una vacanza, né tanto meno per propria volontà.

Era stato Ottaviano Augusto, con un proprio decreto, a mandarcelo.

Non propriamente in esilio ma più precisamente in “relegatio“.

La differenza era sostanziale sotto il profilo economico: l’esilio comportava la confisca dei beni in patria, la relegatio no.

Ma, quanto a rientrare a Roma, non se ne parlava: né dall’esilio, né dalla relegatio. A meno di una revoca imperiale della pena.

Per convincere Augusto a perdonarlo, e poi anche per cercare di convincere coloro che succedettero ad Augusto, o almeno ci provarono – ossia rispettivamente Tiberio e Germanico – Ovidio scrisse un’opera poetica, intitolata Tristia, e numerose lettere aperte, raccolte nei quattro libri delle Epistulae ex Ponto.

Ovidio
Publio Ovidio Nasone

Purtroppo per Ovidio, tanta costanza non ebbe il risultato sperato: l’esilio inizato nell’8 d.C. quando Ovidio aveva 51 anni, si concluse con la morte del poeta, avvenuta appunto a Tomi dieci anni dopo.

L’unico risultato che potè ottenere – e fu tanto, per quei tempi – fu che i suoi libri rimasero nelle biblioteche, ed anche quelli del periodo triste vi trovarono posto.

Insomma, Ovidio riuscì, con le sue suppliche inascoltate al “divo Augusto”, ad evitare l’esilio e peggio ancora l’oblio non a se stesso, ma a ciò che egli era stato, ed è tuttora: quello che ha scritto.

Mi sembra di vederlo nella fredda Scizia …

… ma come, fredda! dice qualcuno: se è una località balneare!

Costanza d'estate
Costanza sul Mar Nero

Vero. A Costanza ci fanno il bagno.

D’estate. Ma d’inverno…

Schyticus frigor

Beh, dicevamo.

Mi sembra di sentirlo, Ovidio, mentre costretto a stare lontano ripete a se stesso, lui che a Roma non c’era nato (come non ci sono nata io)

quid melius Roma?

e così si sente un pò più vicino a questa città che, allora come oggi, di cose brutte ne ha molte ma, allora come oggi, di cose belle ne ha tante, tante di più.

Non resta che farsi una domanda,

la domanda che spero sia venuta in mente a voi come è venuta in mente a me:

sapete perché mai Augusto era così arrabbiato con Ovidio?

al punto che la volontà di negargli il rientro a Roma sopravvisse perfino alla morte dell’imperatore…

Forse no

perché la verità è che nessuno lo sa esattamente.

Ovidio, forse, lo sapeva

o pensava di averlo capito.

Volete sapere come potrebbe essere andata?

Leggete il mio prossimo post sull’argomento… domenica prossima!

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Ovidio, Augusto...e l'ablativo
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Perché Ovidio scrisse "Quid melius Roma?" in una lettera all'imperatore Augusto? Perché non scrisse "Quid melius Romae"? Dove era quando lo scrisse? Cosa avvenne tra Ovidio e Augusto (continua...)?
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