Pittori ribelli: le firme dello stormo

Pittori ribelli: le firme dello stormo

Dietro il sarcofago nel Mausoleo di Costanza sulla Nomentana sono incisi nomi stranieri: le firme di uno stormo di pittori della fine del 1600.

Svegliandosi intontito, l’uomo si passò le mani dapprima sulle brache, poi sul giustacuore, per togliere almeno un po’ della terra sporca che gli si era attaccata addosso nella notte.

Si passò un braccio sulla bocca e allungò la mano, per trovare la bottiglia semivuota che era rimasta rovesciata – ma non svuotata – poco distante da lui, sotto il grande parallelepipedo rosso scuro, come il vino, ai cui piedi aveva trascorso dormendo l’ultima parte della notte.

Ne bevve un sorso, e si passò l’altra mano tra i capelli.

Che sbornia!, mormorò a se stesso guardandosi attorno.

Qualcuno dei suoi amici dormiva ancora.

Intorno c’erano paglia e bottiglie, tutte rovesciate, tutte semivuote, come quella che aveva usato lui per sciacquarsi la bocca dopo il risveglio.

L’uomo si alzò, pigramente.

Era l’ora di andare a casa, dove sicuramente i suoi coinquilini – pittori come lui – stavano probabilmente cominciando la giornata. O finendo la nottata.

Si sarebbe lavato la faccia – la sua faccia da ragazzino che gli aveva guadagnato il soprannome di “bamboccio”,

avrebbe bevuto un po’ d’acqua, avrebbe preso la sua tavolozza e qualche tela, e sarebbe tornato sulla strada.

E la sera, sarebbe tornato qui.

Dietro questa enorme cassa rossa come il vino scuro che la notte si sarebbe trasformato in rivoli sanguigni e dolciastri, capaci di mandare fumi magici, dietro i quali apparivano ruderi e donnine e mendicanti e alberi e bari e indovine –

i cui colori durante il giorno lui,

Pieter van Laer,

con i suoi amici del Clan dei Pittori (la Schildersbent, come si diceva nella loro lingua) inseguivano cercandoli nelle loro tavolozze.

Quella, era la vera estasi.

Non quella della

Accademia di San Luca

con le sue regole imperiture che si pretendeva fosse stato san Luca a lasciare ai pittori…

Lui, Pieter, ci andava, all’Accademia.

E si prendeva gli aspri rimproveri perché lui e i suoi amici

vendevano i loro quadri per la strada,

cosa oltremodo disdicevole per quelli di san Luca, e anche per il papa, che ci perdeva la tassa sulla produzione artistica.

Ma era solo la notte, con i suoi amici, nella vita che gli sembrava l’unica vera, che davvero sentiva di essere un pittore tra i pittori.

I Bamboccianti. AA. VV. Electa. 1991
Qualche notizia in più…

Quella dei

Bentvueghels

era una sorta di confraternita, cui erano ammessi solo pittori olandesi, fiamminghi e tedeschi.

Decisamente ribelli all’autorità – papale, ma non solo – avevano tra l’altro deciso di liberarsi dall’odiosa tassa con la quale pagavano il loro diritto di esercitare il mestiere d’artista; e a tale scopo, avevano cominciato a vendere le loro opere per la strada, cosa allora proibita dall’Accademia.

Poiché l’arte era cosa su cui poteva discettare l’Accademia, ma le tasse erano affare del papa, Urbano VII Barberini provvide a imporre loro ufficialmente di onorare il tributo – non mi è noto con quale risultato.

In ogni caso, i pittori che chiamavano se stessi Bentvueghels si ritrovavano in una sorta di associazione chiamata Schildersbent, abitualmente nel Mausoleo di Costanza, e continuarono a farlo finché, nel 1720, il papa Cliemente XI proibì definitivamente l’accesso del gruppo al Mausoleo.

Una curiosità: la Schildersbent non fu a quanto sembra la sola associazione di pittori “alternativi” a cavallo tra il 1600 ed il 1700.

Un altro gruppo era quello dei Bambocciantes – che si riferivano a Pieter van Laer detto “Il Bamboccio” per via del suo aspetto appunto da ragazzino.

La produzione artistica dei pittori chiamati Bambocciantes era caratterizzata dall’uso di raffigurare, classicamente incorniciati dai ruderi romani, donne e uomini di classi sociali decisamente basse e vissuti come “pericolosi”: bari, prostitute, ubriachi, giocatori, mendicanti…

I Bambocciantes, come i Bentvueghels, erano considerati oltremodo ribelli, ovviamente.

Pittori ribelli: la Schildersbent
La Schildersbent

Il quadro qui sopra si chiama “Il venditore di dolci” ed è di un altro pittore della “banda”, Pieter Van Lint.

Anche gli Italianates erano pittori del Nord Europa, attivi a Roma tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700.

Erano più moderati dei Bambocciantes, e amavano i paesaggi arcadici con gli immancabili ruderi romani.

ps: per sentire la storia dei Bambocciantes con un sorriso (e in romanesco): https://www.youtube.com/watch?v=U6LJaJa8NPo

giovannavernarecci

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